Referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026

Il referendum popolare confermativo della legge costituzionale riguarda «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare»

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Il referendum sulla riforma costituzionale della Giustizia previsto per il 22 e il 23 marzo è uno dei passaggi più significativi del dibattito istituzionale italiano degli ultimi anni. I cittadini saranno chiamati a decidere se confermare o respingere il riassetto dell’ordinamento giudiziario approvato dal Parlamento e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. Ma cosa cambia davvero se vincerà il sì?

Cosa si vota il 22 e 23 marzo e che tipo di referendum è?

La natura del prossimo referendum sulla Giustizia è detta confermativa o costituzionale, prevista dall’articolo 138 della nostra Carta fondamentale.

Si tratta cioè di uno strumento di democrazia diretta che permette ai cittadini di esprimersi sull’approvazione di una legge costituzionale o di revisione costituzionale.

La legge in questione, denominata “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, entrerà quindi in vigore solo se confermata dal voto popolare.

Nel caso specifico, l’oggetto del referendum riguarda una riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario, comunemente descritta come “separazione delle carriere” tra magistrati giudicanti (che emettono sentenze) e magistrati requirenti (pubblici ministeri che esercitano l’azione penale). Di seguito i punti principali della riforma:

  • separazione delle carriere: magistrati giudicanti e magistrati requirenti vengono inseriti in due percorsi professionali distinti, con criteri e progressioni di carriera separati;
  • due Consigli Superiori della Magistratura (Csm): ciascuna carriera avrà un proprio organo di autogoverno per le nomine, le valutazioni di professionalità e gli avanzamenti;
  • sorteggio per alcuni membri dei Csm: in alcuni casi la selezione dei componenti avverrà tramite sorteggio da elenchi di professionisti, invece dell’attuale sistema elettivo;
  • istituzione di una Corte disciplinare costituzionale: un nuovo organo di controllo disciplinare sui magistrati, distinto dai Consigli Superiori.

Tali modifiche non incidono sui principi fondamentali di autonomia e indipendenza della magistratura, ma ridefiniscono l’assetto dell’autogoverno e della struttura interna dell’ordine giudiziario.

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Quale quesito voteremo al referendum sulla Giustizia?

La formulazione del quesito è stata stabilita dalla Corte costituzionale, basandosi sui parametri di chiarezza, omogeneità e comprensibilità per i votanti.

La domanda che ogni elettore troverà scritta nella scheda è la seguente:

Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo 'Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?

Il votante è cioè chiamato a confermare o respingere la legge costituzionale sottoposta a referendum.

Le uniche opzioni possibili saranno dunque espresse in due caselle: “Sì” o “No”.

Come funziona e quando si chiede il referendum confermativo?

Un referendum di questo tipo viene indetto quando una legge di revisione costituzionale non è stata approvata dal Parlamento con la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti di Camera e Senato.

In questo caso, entro tre mesi dalla pubblicazione della legge si può chiedere il referendum, su richiesta di 500mila elettori, cinque Consigli regionali o un quinto dei membri di una delle due Camere.

Perché non serve il quorum in questo caso?

Una delle domande più ricorrenti riguarda l’assenza di quorum: perché non occorre il 50%+1 degli aventi diritto al voto?

La risposta risiede proprio nella natura del referendum. L’articolo 138 Costituzionale prevede che il referendum confermativo non abbia infatti un quorum di partecipazione.

Il risultato è dunque valido indipendentemente dal numero di elettori che si recano alle urne. L’esito è determinato dalla maggioranza dei voti validi espressi.

Questa regola si differenzia nettamente da quella del referendum abrogativo (articolo 75 della Costituzione), che invece richiede un quorum strutturale di partecipazione pari al 50% più uno degli aventi diritto.

La ragione costituzionale è che il referendum confermativo non misura l’interesse sul tema ma, una volta attivato correttamente, assegna ai votanti stessi la decisione finale su un cambiamento costituzionale proposto dal Parlamento.

Cosa succede davvero se vince il sì al referendum?

Se vince il sì, la legge costituzionale confermata entrerà in vigore in via definitiva. Il Presidente della Repubblica la promulgherà e il testo sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

L’ordinamento giudiziario sarà cioè riorganizzato secondo quanto previsto dal testo approvato dal Parlamento.

Saranno quindi elaborate le leggi ordinarie necessarie per disciplinare nel dettaglio il funzionamento dei nuovi organi, la composizione dei Csm separati e il funzionamento della Corte disciplinare.

Non è previsto un effetto immediato su tutti gli aspetti dell’attività giudiziaria, ma l’impianto costituzionale modificato costituirà il quadro normativo di base per futuri assetti e prassi.

Dal punto di vista istituzionale, una vittoria del sì rappresenterebbe l’accettazione da parte degli elettori del nuovo modello di magistratura delineato dal Parlamento.

Cosa succede se vince il no?

Se, al contrario, prevarrà il no, la legge costituzionale non entrerà in vigore e resterà valido l’impianto costituzionale precedente, che prevede un unico ordine della magistratura con un solo Csm che governa sia giudicanti sia requirenti.

Il Parlamento potrà comunque intervenire con leggi ordinarie nei limiti consentiti dalla Costituzione per disciplinare aspetti dell’ordinamento giudiziario.

Un’eventuale modifica costituzionale come quella proposta richiederebbe però l’avvio di un nuovo procedimento di revisione costituzionale.

L’esito del no tuttavia non “congela” per sempre il dibattito sulla Giustizia. La sposta piuttosto nel recinto dell’azione legislativa ordinaria e del dibattito politico.

Pagina aggiornata il 24/02/2026